lunedì, luglio 31, 2006

LORELEY

Non so perché
Io sia così malinconico;
Una fiaba dei tempi più antichi
Mi sovviene alla memoria.

L'aria è fresca, e sta diventando buio,
E le acque del Reno scorrono tranquille;
La cima delle montagne scintilla
Nel crepuscolo.

La più bella vergine siede
Là sopra meravigliosa,
La sua chioma dorata lampeggia,
Si pettina i suoi capelli dorati.

Si pettina con un pettine dorato,
E canta una canzone,
Che ha una magnifica
coinvolgente melodia.

Essa afferra il marinaio nella piccola barca
Con dolore selvaggio;
Egli non vede gli spuntoni di roccia,
Guarda solo in alto sulla cima.

Penso che le onde abbiano inghiottito
alla fine il marinaio e la barca;
E questo ha fatto col suo canto
La Loreley

(Heinrich Heine,1823)

lunedì, luglio 24, 2006

dipendenza dal dolore

il dolore di volere qualcosa che non è giusto per te

una cosa sbagliata che non puoi avere perchè ti fa male


la gioia che provi quando la possiedi...infondo non è che dolore

la gioia che provo quando Ti possiedo...non è che dolore

canicola

domenica, luglio 23, 2006

...

I'm pretending to be a good fisherman's woman
Just like Anna Ingunn's mom
The gladiator of all fisherman's wives
Makes it a lot easier thinking of you
On the sea where you have to be a month at a time
Working hard in the day
Your hands cracking from the cold and the salt
In the night when you go to bed
You try to sleep by listening to the boat breathing
The boat breathing
And the only thing
The only thing you can think of is me
Waiting for you by the window
With the brightest red lipstick on my lips
Just like Anna waits for her man
How will I learn I'll wait

per te...

OvuNQuEtUsArAiTiPeNsErò....

summertime

Unemployed in summertime
I've only just turned 21,
I'll be ok
Unemployed in summertime
Don't need money 'cause we're young
I'll just stay awake till the morning
With make up all over my face

FIABA DELLA BUONA NOTTE

C'era una volta un mugnaio che tutti sapevano essere un gran fanfarone. Egli infatti sosteneva che il suo mulino era il più grande di tutti, la sua casa la più pulita del villaggio, la sua farina la più bianca di tutto il regno.
Le sue spacconate erano talmente esagerate che giunsero persino alle orecchie del Re.
Così un giorno che, con tutto il suo corteo, sua maestà passava di lì, lo volle conoscere.
Il mugnaio gli presentò la figlia e non seppe resistere all' idea di raccontare un altra fandonia. "Sire, guardate mia figlia, è la fanciulla più bella del reame!" Il Re, dubbioso, guardò la ragazza, e rimase in assoluto silenzio. Per nulla scoraggiato, il mugnaio continuò: "...e poi è molto intelligente ed è bravissima in tutto!" Il Re tacque ancora.
Il mugnaio, che assolutamente voleva impressionarlo, non trovò di meglio che inventare: "Pensate che mia figlia è capace di filare la paglia e la trasforma in oro!" Il Re, abbastanza seccato, questa volta rispose da par suo: "Benissimo, la metterò subito alla prova! Se tramuterà la paglia in oro sarà ricompensata, altrimenti morirà!" E ordinò alle guardie di condurre la ragazza al castello. Il Re chiuse la fanciulla in una stanza con un mucchio di paglia e le ordinò: "Trasformala tutta in oro entro domani!"
La povera ragazza, rimasta sola, scoppiò a piangere disperata. "Padre mio, in che guaio mi hai cacciata!" disse singhiozzando, quando, a un tratto, apparve dal nulla un piccolo gnomo tutto vestito di rosso, con una lunga barba bianca, che le disse: "Se ti aiuterò a tramutare in fili d' oro questa paglia, tu cosa mi darai in cambio?" La ragazza gli porse un bellissimo gioiello a forma di cuore che aveva al collo e gli disse: "Posso darti questo, è la cosa più preziosa che ho!" Lo gnomo accettò e la mattina seguente la fanciulla, che aveva dormito tutta la notte di un sonno agitato, vide che la promessa era stata mantenuta.
Il Re, certo che il suo ordine non poteva essere stato eseguito, aprì la porta della cella, pronto a far punire la giovane. Ma si fermò sbalordito: sul tavolo davanti a lui c'erano ben allineati sei rocchetti di fili d' oro. Il Re, soddisfatto, pensò di sfruttare la situazione a proprio vantaggio. "Sei stata molto brava, ma ti manderò altra paglia perché mi serve dell' altro filo d' oro!" La ragazza, che non poteva svelare la storia dello gnomo, si disperò più di prima, ma nel corso della notte comparve ancora una volta lo gnomo. "Cosa mi dai" chiese alla ragazza "se ti aiuto ancora?" "L' unica cosa che mi resta è questo anello antico. Ti prego, accettalo e aiutami, altrimenti la mia sorte è segnata!"
Tutto accadde come la notte precedente e la mattina dopo il Re poté contare felice in quanti rocchetti d' oro era stata trasformata la paglia. La fanciulla, dopo aver compiuto quel prodigio, gli sembrava adesso molto più graziosa di prima. La fissò a lungo in viso poi ebbe un'idea: "Filerai un ultima volta della paglia per me e, se anche questa volta riuscirai a tramutarla in oro, io ti sposerò!" le disse. A questo punto un grande sconforto assalì la ragazza, che pensava tra se: "Se questa notte tornerà lo gnomo, non avrò più niente da offrirgli in cambio del suo aiuto! come riuscirò a salvarmi da questa situazione?" La poverina era disperata e pianse tutta la sera, finché a notte fonda arrivò nuovamente lo gnomo: "Sono tornato ancora per aiutarti. Ma questa volta cosa mi darai in cambio?" La ragazza fra le lacrime rispose: "Questa volta non ho proprio più niente da offrirti, purtroppo!" Lo gnomo la guardò sorridendo e disse: "Ho saputo che il Re ti sposerà. Quando sarai Regina, io verrò a prendere il tuo primo figlio in cambio dell' aiuto che ti darò adesso per salvarti!" Senza pensarci troppo, la ragazza accettò il patto e la mattima seguente si ripeté ancora una volta il prodigio.
Il Re, ormai diventato ricchissimo, fece assegnare alla figlia del mugnaio un appartamento in un' ala del castello e cominciò i preparativi per le nozze. La fanciulla si fece promettere che, una volta sposata, non sarebbe più stata obbligata a trasformare la paglia in oro. Il Re accettò, quindi furono celebrate le nozze.
Con gran gioia del mugnaio fanfarone, il matrimonio, nonostante tutto, riuscì bene. Il Re e la Regina erano molto felici e lo furono ancora di più quando nacque un bel maschietto.
Ormai la Regina aveva dimenticato le passate disavventure, finché un terribile giorno improvvisamente ricomparve lo gnomo: "Sono venuto a prendere tuo figlio, ricordi il patto che avevamo fatto?" "Non posso! Non posso mantenere quella promessa che ti feci sventatamente! Ti offrirò in cambio tutti i miei gioielli! Chiedimi qualsiasi altra cosa, ma ti supplico, non portarmi via mio figlio!" singhiozzò la Regina, disperata. Lo gnomo questa volta sembrava davvero deciso a farle rispettare l'accordo che avevano concluso, ma poi, intenerito dalle lacrime della donna, le fece una proposta: "Va bene, ti darò quest' ultima possibilità: se riuscirai a indovinare il mio nome ti lascerò il bambino! Ma ricordati, ti lascio solamente tre giorni per scoprirlo, e tu sai per esperienza di quali incredibili magie posso essere capace!" E detto questo lo gnomo scomparve.
Questa volta la Regina corse dal Re e gli confessò tutto. Furono allora chiamati alla corte tutti i sapienti del regno, i quali consultarono i loro libri per cercare di trovare il nome dello gnomo. Sfortunatamente però nessun manoscritto da loro esaminato parlava di gnomi dalla lunga barba bianca, vestiti di rosso e capaci di fare mirabolanti magie.
Erano già trascorsi due giorni e il tempo a disposizione stava per terminare, quando un messaggero del Re riferì di aver assistito,
per un fortunato caso, a uno strano rito. Mentre attraversava un fittissimo bosco, aveva infatti visto un vecchietto vestito di rosso che ballava intorno a un fuoco e cantava: "Tremotino, Tremotino, il mio nome è tutto qua, se nessuno lo saprà, il bambino mio sarà!"
Il terzo giorno era ornai giunto, e a corte tutti aspettavano con ansia l' arrivo dello gnomo, che improvvisamente comparve dal nulla. Appena lo vide, la Regina gli puntò il dito dicendo: "Tremotino!" A questa parola un lampo colpì lo gnomo, che scomparve in una nube di fumo.
La Regina corse felice ad abbracciare il figlioletto e gli disse: "Ormai sei salvo! Nessuno potrà più portarti via!"

sabato, luglio 22, 2006

...

"...senza memoria nè ricordi
senza tempo nè affanno
senza dolore
senza più nessuna sofferenza
sperduta tra il nulla e l'addio..."