venerdì, febbraio 27, 2009

Applico alla vita i puntini di sospensione
Che nell'incosciente non c'è negazione
Un ultimo sguardo commosso all'arredamento
e... chi si è visto, s'è visto...
Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni
Lascio che le cose mi portino altrove
Altrove
Altrove

Amleto, atto III, scena I

Essere o non essere; questo è il problema: se sia più nobile all’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro mare di triboli e combattendo disperderli.
Morire: dormire; nulla più: - e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione dal’ostacolo: perché, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte – quando siamo già sdipanati dal groviglio accogliere a mani giunte.
Morire – dormire – sognare, forse: ma qui è mortale – ci trattiene: è la remora, questa, che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gl’insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce dell’amore respinto, gli indugi della legge, l’oltracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale?
Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte – la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore – a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo?
Così la coscienza ci rende codardi tutti, e così il colore naturale della risolutezza è contagiato dalla pallida cera del pensiero,e imprese di grande altezza e momento, per questa causa, deviano dal loro corso e perdono il nome di azione.

mercoledì, febbraio 25, 2009

la classe comporta molti sacrifici e
per questo è una virtù di pochi

giovedì, febbraio 19, 2009

e come disse il saggio

CHI DI SPERANZA CAMPA...
DISPERATO MUORE...

lunedì, febbraio 16, 2009

chi è causa del suo mal...

In questo periodo una persona a me cara mi ha dato una forte delusione. Mi ha ferito molto obbligandomi a pensare e ragionare su cosa sia meglio in questo momento della mia vita per me, per me cazzo, solo per me.Esattamente lunedì scorso ero un’altra persona, mi sentivo un’altra persona. Mi sentivo felice e serena. Affrontavo una situazione nuova, difficile, ma ci tenevo quindi avevo addosso l’entusiasmo, avevo in testa mille idee… ora?
Ora sono triste e delusa. Intorno a me un gran casino, confusione dentro e fuori.
Perché? Come risolvo questa “cosa”? Quale direzione devo prendere?

È devastante il vuoto che sento dentro.
È come se mi avessero tirato un atomica nelle viscere, provo sentimenti, questo sì ma l’affetto e amore che provo sono sinceri? So amare senza entusiasmo? So amare senza fiducia? …
Cos’è giusto fare per le persone che amo? Quanto di me posso perdere senza perdermi?
E poi piacerò lo stesso a chi mi sta intorno? Mi ameranno lo stesso anche se non mi amo io?
Mi stimeranno anche io ora non mi stimo, anzi, mi faccio pena? Ha senso quindi far finta di niente?
Continuare i miei giorni con sto enorme peso di rancore, delusione e sconforto? Di sicuro non è questa la vita che vorrei.

Allora perché fingo?


FORSE TUTTE QUESTE DOMANDE NON HANNO SENSO PERCHE’ DENTRO DI ME SO GIA’ LE RISPOSTE.

Tutto sta nell’avere le palle di fare qualcosa. Prendere le decisioni giuste e non guardare più indietro… non ce la farò mai e mi odio profondamente per questo. Merito a questo punto di non essere felice

domenica, febbraio 15, 2009

«Soltanto lui mi manca, e il mondo appare vuoto»

sabato, febbraio 14, 2009

cuore a pezzi e deserto davanti

tutti i sogni accarezzati ora sono crollati di colpo
fanno soffrire, davanti ho solo macerie e rimpianti.
Che importanza può avere tutto il resto quando se ho la sensazione che la vita si sia fermata?
Bisognerà elaborare il lutto, sospendere la tortura:
no pianto,
no lacrime,
no da sola.
Meglio accettare l'idea che quelle ore appartengono al passato e cercare di dimenticare.
Ora è meglio prendere le distanze da quel pezzetto di vita.

giovedì, febbraio 12, 2009

Such a lonely day
And it’s mine
It’s a day im glad
I survived